GIORNATE FAI DI PRIMAVERA - TEPORE FIEMMESE

Non ho mai avuto un buon rapporto con il FAI e con le sue Giornate di Primavera (nemmeno con quelle d'Autunno in verità), ma la responsabilità non è certo di questa encomiabile fondazione, che ogni anno organizza su tutto il territorio nazionale eventi straordinari, la colpa è solo mia che non riesco mai a parteciparvi, perché di solito o sono già impegnata o arrivo tardi per prenotare oppure, molto più semplicemente, me ne dimentico.

Questa volta, no! Quest'anno mi sono assolutamente impegnata a raggiungere l'obiettivo con un congruo anticipo e meno male che ci sono riuscita, perché domenica pomeriggio ho fatto un incontro veramente speciale, che non vedo l'ora di raccontarvi.

L'appuntamento dell'altrieri faceva parte di un'interessante doppia proposta del Gruppo FAI di Fiemme e Fassa, che ha visto il patrocinio e la collaborazione del Comune di Castello - Molina di Fiemme, dell'Associazione Culturale La Bifora, dell'APT della Val di Fiemme e della P.A.T.

Una breve presentazione ha ricordato ai presenti le ragioni del doppio appuntamento, il cui obiettivo era quello di far conoscere due realtà quasi del tutto sconosciute del nostro bel Trentino, ma che hanno come punto in comune la località che le ospita, Castello di Fiemme. Due aspetti, uno naturalistico e uno culturale-artistico, che sono complementari e che vanno a delineare, come sempre accade, l'anima del territorio.

Complice la mia anima creativa ho naturalmente colto al volo l'occasione pomeridiana, che mi è sembrata subito particolarmente originale e, diciamolo, una vera novità! Da dove è saltata fuori, infatti, questa perla?

A quanto pare la collezione privata di Lauro Defrancesco è una chicca sconosciuta persino ai valligiani e, a quanto ci è stato detto, questo vero e proprio museo è assolutamente troppo poco valorizzato per i tesori che contiene. 

Ecco, allora, l'interesse del FAI per questo luogo magico e per il suo ideatore e proprietario, che non solo ha creato e fatto crescere la sua azienda, diventando un punto di riferimento nel settore, ma ha messo assieme in tanti anni di attività un numero enorme di stufe, che sono vere e proprie opere d'arte.

Il tour, un po' visita guidata e un po' conversazione, ha visto il vivace alternarsi dei racconti e delle spiegazioni del Signor Lauro con le domande curiose dei partecipanti, che hanno contribuito a dilatare notevolmente i tempi dell'incontro, lasciando in attesa il turno B. Ehm, scusate!

Tutto cominciò quando ero un "boceta" - racconta il Signor Lauro - e andavo in una fabbrichina di Molina, dove si producevano le mattonelle. L'attività di Corradino Corradini è chiusa da molto tempo, ma è li che nacque la passione del nostro ospite per la lavorazione dell'argilla. All'epoca a Molina c'era una cava, ci sarebbe ancora veramente, ma pure questa oggi non è più in attività.

Seguì un periodo, in cui Lauro Defrancesco si dedicò a tutt'altro. Fu nella squadra nazionale di sci da fondo e successivamente nel Corpo Forestale dello Stato. Poi, a ventun anni, il ritorno a questo mondo, il suo mondo.

Aveva già una discreta manualità nella muratura e declinò l'offerta di lavorare di nuovo per Corradini, che lo voleva prendere a fare le mattonelle. Cominciò così, ad inizio anni '70, ad occuparsi di posa in opera.

Il periodo non era dei migliori, perché non c'era molto lavoro, cominciavano infatti a farsi strada gli impianti a gasolio centralizzati, una vera comodità per chi utilizzava la stufa da anni. Le stufe divennero obsolete, molti le sostituirono con sistemi di riscaldamento più efficienti e più pratici. Le stufe delle case vennero eliminate, spesso senza riguardo. Lo stesso Signor Lauro ha raccontato di aver distrutto con la mazza la stufa della mamma, quando la stessa decise di approfittare dei vantaggi della modernità. 

Sono racconti che, oggi, fanno venire i capelli dritti, non è vero? Ma così funzionava, così era normale. Anche nella mia casa delle vacanze, ho saputo, un tempo c'era una stufa ad olle ... non ci voglio nemmeno pensare ... e chissà in quante case le stufe diventarono il vecchio ormai superato.

Del resto come si fa a non comprenderlo? Riscaldare con la stufa, a quei tempi, non era certo una passeggiata. Già procurarsi la legna era di per sé un'attività faticosa, tenere accese e costantemente alimentate le varie stufe di casa e, soprattutto, il fogolar, sul quale si cucinava anche, richiedeva tempo, costanza e non era sicuramente un'attività opzionale.

Lauro Defrancesco, insomma, cominciando la sua attività in quel momento storico, andò decisamente controcorrente. Abbiamo cominciato - ha raccontato - con sacrificio e tenendo duro.

Il successo della sua attività gli ha dato ragione!

Da pochi mesi il Signor Lauro è in pensione, pronto a dedicarsi a tempo pieno alla sua collezione di stufe, messa insieme in tanti anni con grande amore. Del resto - ha raccontato - se ho chiuso, dopo quarantacinque anni, l'attività di artigiano fumista, non posso lasciar perdere la passione per le stufe antiche! 

Su questo, mi pare, siamo tutti concordi, perché le passioni sono l'essenza della vita e una passione come quella del Signor Lauro, iniziata contestualmente all'inizio della sua impresa, che vuoto lascerebbe?

I due veloci passaggi nella prima parte dell'esposizione, ad inizio e a fine incontro, hanno rivelato comunque dettagli importanti sull'ormai chiusa esperienza lavorativa e hanno aiutato ad inquadrare meglio la figura di questo abilissimo artigiano.

Nella prima sala - logicamente adesso servirà a poco - sono raccolte le stufe prototipo. Una mostra creata trentasei anni fa per far comprendere ai clienti il valore e le potenzialità di una stufa. Ho preferito creare una cosa del genere - racconta Defrancesco - piuttosto che mostrare un normale dèpliant.

Qui sono anche raccolti i tre-quattrocento modelli di ceramiche, che costituiscono poi il vestito della stufa. Le ceramiche oggi arrivano quasi tutte dall'Austria e dalla Germania.

E dall'Italia? - chiede un signore - Faenza? Abbiamo scoperto che c'è stata una ditta a Firenze, che produceva le ceramiche, ma è durata poco. Oggi per le ceramiche bisogna rivolgersi all'estero: si scelgono forme e colori e si ordina. È una questione di cultura - ha detto il Signor Lauro.

Le stufe, però, possono anche essere costruite con le pietre ... ce ne sono di fantastiche: pietre dell'India, del Madagascar, del Brasile ...mi incuriosisce la cosa e chiedo perché abbiamo bisogno di pietre così esotiche ... io ho montato anche stufe utilizzando trani o travertino o le pietre di Chiavenna, ma un artigiano deve assecondare le richieste dei clienti soprattutto se deve assicurare il lavoro dei dipendenti.... ecco, ho capito, la scelta non è funzionale, ma risponde ad una mera questione estetica ... sì, certo, ho costruito stufe in pietra nera, deve considerare che il nero assoluto è solo africano. Non lo posso recuperare in Val di Cembra, no? Me lo dice, ridendo, il Signor Lauro, e sorrido pure io, immaginandolo con il piccone su per qualche valle trentina.

Parlavamo delle richieste dei clienti ... è questione di buon senso, bisogna proporre le cose giuste per un certo tipo di arredo. Mi arrivavano con l'idea di una stufa verde, ma poi se ne andavano via con una stufa bianca ... magari avevano visto solo una mattonella, ma un conto è vedere un pezzettino piccolo, un conto è vedere una stufa enorme ... io non avevo bisogno di costruire una stufa grande per farmi pubblicità, io dovevo consigliare il cliente, anche se certo non potevo non tenere conto delle sue richieste. La mia forza, nel mio piccolo, è stata quella di saper proporre la cosa giusta per un ambiente preciso.

A volte ho osato ... io non sono un arredatore, ma ho avuto la fortuna di saper disegnare le stufe ... anche tutte storte, non so come potessero stare su ... ma sono quelle che nella vita mi hanno dato maggiori soddisfazioni, bisogna anche essere un po' pazzerelli, no?

Arriva da Francia e Belgio la simpatica raccolta di cucine della nonna - i nostri fogolari - che si trova in una parte della prima sala espositiva. Le più recenti sono datate 1920 e funzionavano tutte a carbone prima del restauro del Signor Lauro. Così in Italia non se ne trovano, perché da noi, per riscaldare, si usava la legna. Francia e Belgio invece erano ricche di carbon coke. C'erano molte miniere, conoscete Marcinelle? Purtroppo sì, lo conosciamo, chi non ha sentito parlare della tragedia del 1956, in cui persero la vita 262 uomini? Circa la metà erano italiani, soprattutto abruzzesi e pugliesi.

Il restauro del Signor Lauro ha trasformato tutte queste stufe, che ora funzionano a legna, perché da noi di carbone ce n'è poco. Ho dovuto trasformare, ingrandendola, la camera di combustione. Il carbon coke era molto concentrato e ne serviva poco, la legna ha bisogno di più spazio. Ho trasformato, però, solo l'interno, perché queste stufe hanno un grande fascino, hanno bellissime lavorazioni.

Da sempre fulcro della casa, i fogolari nostrani erano forse più semplici e lineari, ma il loro ruolo rimaneva il medesimo: servivano per riscaldarsi e per cucinare, per mantenere l'acqua calda e per asciugare i panni bagnati. Attorno al fogolar si stava in compagnia, ascoltando i racconti degli anziani, rammendando gli abiti, sistemando gli attrezzi del lavoro. 

Al cuore della collezione si arriva attraverso un suggestivo passaggio, che ricorda ai visitatori le origini antiche del metodo di costruzione utilizzato, fino a qualche mese fa, da Defrancesco per costruire le sue stufe: l'ipocausto.

Il termine (latino, hypocaustum; greco, hypócauston, derivato da hypokaíō, cioè accendo un fuoco sotto) si riferisce ad una tecnica costruttiva messa a punto dai Romani per riscaldare l'intercapedine dei pavimenti e delle pareti delle abitazioni e, soprattutto, delle terme. Una grande camera di combustione, alimentata a legna e posta vicino all'edificio, produceva i fumi caldi che venivano incanalati, con un sistema molto efficiente, nelle stanze interessate.

Defrancesco ci ha raccontato di aver adottato questo sistema circa una trentina di anni fa, assieme ad un collega austriaco. Un metodo fantastico, anche se la lavorazione è molto difficile. Il sistema è stato adattato alle stufe e ai camini. Tutto il materiale di accumulo (camera di combustione e giri di fumo) viene tenuto staccato dalla parete esterna della stufa grazie ad un'intercapedine di aria chiusa. Questo favorisce non solo un riscaldamento uniforme su tutta la sua superficie, ma consente di evitare dilatazioni e crepe all'esterno della stufa stessa.

La raccolta di stufe antiche è una vera gioia per gli occhi. Impossibile non rimanere impressionati. Sono tante, tantissime. Colori, forme, epoche si alternano sui due piani dell'esposizione. Le più antiche sono del '700, le più recenti del '900.

Sono tutte stufe perfettamente funzionanti grazie ad un restauro certosino del Signor Lauro. L'attività di restauratore, concentrata soprattutto nel periodo invernale, è andata di pari passo con la crescita della collezione. Ci sono mesi morti nella nostra attività, gennaio e febbraio, nessuno ci vuole in casa a spalancare porte e finestre, la gente in quei mesi vuole godersi la propria stufa, che deve essere già costruita. Così in questi mesi io e i miei collaboratori ci siamo dedicati al restauro.

Le stufe spesso arrivano in condizioni pessime (frammenti di ogni tipo) e devono essere rimesse insieme con pazienza e grande perizia. Se le smontiamo noi - ha raccontato Defrancesco - i pezzi arrivano intatti, sappiamo come smontarle e di solito riusciamo a non rovinare nulla, anche se comunque qualche danno è inevitabile, perché la malta che tiene insieme la mattonelle si rompe, creando un danno anche sulla ceramica esterna. Allora bisogna stuccarle. A volte dobbiamo fare delle prove, non riusciamo subito, ma anche l'esperienza negativa è importante, serve per migliorare.

Risulta fin troppo chiaro, che questo lavoro di restauro è un grande divertimento per il Signor Lauro ... più spaccate sono, meglio è ... comprensibile, è una grande sfida! Ho chiesto, curiosa, se abbia mai rinunciato, se qualche volta abbia mollato la spugna. Assolutamente no! mi ha risposto, gli occhi luccicanti, orgogliosi!

Ogni stufa, anche la più semplice, si porta dietro una storia, a volte facilmente leggibile, altre volte no, ma le vicende ad essa legate sono senza dubbio interessanti. 

Il Signor Lauro ci racconta, ad esempio, di una stufa monumentale di metà '800 e proveniente dalla Sassonia, venduta de seconda man a suo nonno il 25 gennaio 1900. Una stufa di cui c'è ancora la fattura, sulla quale di legge il prezzo, 1250 scellini. La stufa ha la particolarità di avere una doppia accensione: una sul retro e una davanti, a fuoco aperto. Il proprietario, probabilmente, voleva godersi anche la vista del fuoco del camino.

Un'altra, in perfetto stile neoclassico, è praticamente identica a quella dell''Imperatrice Sissi nel Castello di Schönbrunn. Situato a Vienna, è stato la residenza storica dell'Imperatore Francesco Giuseppe e di sua moglie Elisabetta, Sissi appunto. Ma non lasciamoci ingannare dalle apparenze, le due stufe sono solo apparentemente identiche, perché la diversa posizione delle portine di accensione evidenziano, naturalmente all'occhio di un esperto, che i due esemplari appartenevano a due classi sociali differenti. La stufa a Castello di Fiemme presenta uno sportello sul davanti, veniva cioè caricata rimanendo nella medesima stanza; la gemella, invece, ha l'alimentazione sul retro, veniva quindi caricata stando all'esterno. Il motivo è ovvio: l'Imperatrice non poteva certo essere disturbata dai servitori.

Il verde di altri magnifici esemplari ci parla invece delle stufe della Val di Non, che vantano una tradizione plurisecolare. Le prime testimonianze di questa attività risalgono al XVI secolo, quando a Sfruz e nelle zone limitrofe alcune famiglie di ceramisti provenienti dal Centro Italia resero questo piccolo centro un importante punto di riferimento per l'arte ceramica. La produzione di altissimo livello permise l'esportazione delle stufe non solo nell'Italia del Nord, ma anche in Austria. I Cavosi, detti così dal cognome di una delle famiglie più esperte, produssero stufe molto raffinate e ricche di decorazioni. La particolare sfumatura di verde scuro, nota come verde di Sfruz, ne divenne il tratto distintivo. Purtroppo, con l'avvento dell'era moderna e dell'elettricità, si registrò un consistente calo nella produzione e anche il livello della qualità cominciò a scendere. Verso il 1860-1870 l'attività si fermo del tutto.

Queste ed altre affascinanti storie vengono raccontate nello splendido volume Tepore e Gusto, scritto dal Signor Lauro per condividere la sua esperienza di artigiano, restauratore e collezionista.

Tantissime le domande fatte al Signor Lauro durante l'incontro di domenica. Tutte hanno contribuito, in un modo o nell'altro, a chiarire aspetti tecnici o a soddisfare curiosità storico-artistiche, ma soprattutto a farci conoscere meglio il nostro ospite, la sua attività lavorativa e la sua enorme passione.


E in futuro? C'è chi dice che la legna inquina - fa presente un visitatore - ma oggi il costo del gas è cresciuto, anche grazie al difficile momento storico. In effetti la domanda è molto pertinente. Oggi la stufa non è esattamente un prodotto di nicchia, perché soprattutto in certe zone è ancora molto utilizzata, ma certo non si può dire che sia il principale sistema di riscaldamento. Dobbiamo aspettarci un ritorno?

Il Signor Lauro, durante i festeggiamenti per la sua pensione, dove sono stati invitati tutti i fumisti del Trentino, ha incitato i giovani a tenere duro, perché le stufe ad accumulo non sono una moda. Sono prodotti di valore, che hanno un perché. Certo, bisogna avere la cultura della stufa - ritorna ancora questo concetto - e non tutti ce l'hanno.

I giovani architetti propongono stufe tutte uguali, minimali, con grandi vetri. La gente questo vuole oggi, cerca in Internet, escono fuori sempre le solite foto. Ne ho anch'io nell'esposizione, bisogna lavorare. Sono belli, sicuramente, ma non hanno certo la resa di una stufa ad accumulo. Purtroppo le mode non le faccio io, le fa l'industria, i soliti cinque o sei nomi, una specie di clan, in Austria e Germania. Propongono questi caminetti moderni, che uno può quasi costruire da solo con il fai da te. La stufa tradizionale, sia essa vecchia o nuova, è e rimane sempre la numero uno.

E quindi i giovani come fanno - chiedo - ci sono scuole per chi vuole imparare questo mestiere? No, purtroppo, no! - mi viene risposto - un tempo ce ne era una ad Innsbruck, ma ha chiuso.

Un ultimo sguardo alle ceramiche, alle portine d'accensione, ai decori e alla collezione di mestoli ...

... e, ancora una volta, il solito pensiero: un altro antico mestiere che va perdendosi.




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4 commenti :

  1. Io ce l'ho il fogolar!!! La mia cucina è bianca! Bellissimo posto e bellissimo racconto, brava!

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  2. Mamma mia che meraviglia Fede, un paradiso terreste del focolare ... magnifiche dei gioielli preziosi in realtà anche noi abbiamo una di queste vecchie stufe nella casa di mio marito le vecchie cucine economiche che era usata da mia suocera a sciugatrice, riscaldamento, forno e fornello un reperrto storico non bella come quelle esposte ma pur sempre un gioiello. Bellissima occasione che non ti sei lasciata sfuggire, complimenti

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    1. Infatti sarebbe stato proprio un delitto non andare! Ma sono solo io ad non avere una vecchia stufa, accidenti?

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