COME DON CAMILLO

Sarà il fascino del bianco e nero, saranno le atmosfere magiche della Bassa, saranno più probabilmente quelle storie così semplici eppur così ricche di valori, di umanità, di personaggi indimenticabili, ma io Don Camillo lo amo alla follia. 

È così da sempre, da quando mio nonno si ubriacava di risate davanti alla televisione, che ogni tanto riproponeva, sempre in rigorosa ed immutabile sequenza, le cinque ineguagliabili pellicole tratte dai capolavori di Giovannino Guareschi. 

Negli anni li ho riguardati tante volte, sempre con grande piacere e sempre in blocco - indivisibili come pacchi di caffè nella confezione maxi del supermercato - ripetendo inconsapevolmente un tipo di rituale paragonabile alla visione dei cartoni animati di Asterix a Natale o dell'intera saga di Star Wars nelle serate autunnali. 

Rituali personali a parte Don Camillo rimane un grande sotto ogni punto di vista. Animato da un cuore e da una generosità non comuni, è uno che va sempre diritto per la sua strada, superando, o più propriamente travolgendo, ostacoli e difficoltà, trovando sempre brillanti soluzioni alternative per raggiungere il suo scopo. 

L'aspetto rassicurante da ingenuo pretino di campagna e la sua meravigliosa e svolazzante tonaca nera riescono a stento a contenere la sua esuberanza, la sua vitalità e la sua incredibile voglia di esserci, confermandosi sempre uno dei pilastri della sua piccola comunità padana, assieme all'amato-odiato sindaco comunista Peppone, con il quale in caso di necessità si azzuffa senza ritegno.

Con il medesimo spirito, immagino, si è mosso in questo tempo scellerato l'esercito dei Don Camillo moderni, le cui imprese sono state raccontate un po' dappertutto sui giornali, alla televisione, sui social. Esempio perfetto di dedizione, perseveranza e intraprendenza sono certamente da annoverare fra gli eroi di questo periodo nero anche solo per il numero elevato di perdite.

Non potrebbe essere altrimenti, visto che la loro missione è sempre stata quella di stare in mezzo alla gente e con la gente, ma un conto è farlo in circostanze normali, un conto è farlo in questa situazione disastrosa e complicata, soprattutto perché l'ambito in cui generalmente essi operano è piuttosto statico, poco propenso ai cambiamenti, generalmente allergico alle novità e ancora molto rigido per quanto riguarda modi, tempi e luoghi.

Eppure - lo capiscono persino i non credenti, gli scettici e quelli, come me, cui questo genere di cose interessano poco - abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione, sostenuta e approvata persino da Francesco (il Papa), che ha parlato di creatività dell'amore, unico mezzo per fare arrivare lontano il pensiero e lo spirito anche se siamo isolati.

A me la creatività piace sempre, in ogni sua forma, e non ho saputo proprio resistere. Partendo da una fotografia piuttosto curiosa inviatami da una mia carissima amica, mi sono addentrata nel web, sulle tracce dei Don Camillo nostrani e d'Oltralpe e ... beh ... mi sono proprio divertita!

Tante le storie, le iniziative, le idee geniali. In molti si sono messi in gioco, superando brillantemente le distanze, creando vicinanza, comunità, prendendo alla lettera l'invito del Papa a non essere il Don Abbondio della situazione. Ecco allora le messe celebrate con l'aiuto dei megafoni dai tetti italiani, i confessionali polacchi in perfetto stile drive-in, le benedizioni volanti messicane - Stanley Kubrick docet.

Ecco, soprattutto, l'utilizzo intelligente del web. 

Lo stesso Monsignor Spreafico, presidente della Commissione Episcopale per l'Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso, che in passato aveva già messo in guardia contro il peccato digitale e l'utilizzo improprio di Internet, ha invitato a cogliere le opportunità che la rete offre: Gesù non aveva i social, ma se ci fossero stati li avrebbe usati di certo.

Non possiamo sapere, se lo avrebbe fatto davvero, ma di sicuro i religiosi di tutto il mondo, ove possibile, hanno sfruttato appieno le potenzialità di piattaforme, computer e dispositivi mobili, arrivando a fare della Settimana Santa 2020 un evento totalmente social.

Non sono mancati naturalmente gli incidenti di percorso di chi, provandoci, è suo malgrado diventato virale. Come non ricordare ad esempio il reverendo Stephen Beach, che durante una diretta non si è nemmeno reso conto di aver preso letteralmente fuoco per colpa di un candela troppo vicina? Oppure il nostro Don Antonio Nuara, che ha sfoderato, durante una diretta Instagram, una serie di filtri che manco un adolescente?

In generale, però, l'incontro fra tecnologia e sacerdoti ha dato risultati degni di nota, permettendo di superare le inevitabili difficoltà di questo periodo.

Il mio viaggio virtuale in giro per l'Italia parte da sud, dove ho incontrato Don Mauro Geremia, parroco di Monacilioni e Pietracatella, piccoli centri molisani, di cui ignoravo persino l'esistenza e che ho potuto individuare solo grazie a San Google, che viene sempre in nostro soccorso, quando non sappiamo proprio che pesci pigliare.

Lo scopro in un servizio della sede regionale RAI, mentre parla con una giornalista del suo oratorio virtuale. Ne racconta con evidente emozione e - credo - anche con un certo orgoglio, perché la cosa sta funzionando parecchio bene. E, se date un'occhiata al suo profilo Facebook, ve ne potete rendere conto molto facilmente: moltissimi i suggerimenti, gli spunti e le idee creative.

L'iniziativa di Don Mauro, nata per tenere compagnia ai bambini durante queste settimane di isolamento attinge, come egli stesso racconta, ai suoi ricordi di bambino, ma anche alle mille risorse del web e lo vede alla guida di tanti piccoli creativi, che fanno veramente meraviglie con i pochi materiali a disposizione nelle case. Le indicazioni sono estremamente accurate, i temi scelti non sempre scontati, ché creare il sepolcro di Nostro Signore o dare vita all'Ultima Cena con la scatola delle uova non mi pare esattamente una passeggiata.

Le foto dei lavoretti, che - bravi! - non mostrano mai i bambini, vengono montate in simpatici video dalla Signora Mariella. Non solo uno splendido ricordo per i partecipanti, ma anche una testimonianza delle mille soluzioni alternative adottate in questo periodo.

L'hashtag proposto, #RestiamoVivi, lancia un messaggio forte, in questi giorni non basta sopravvivere, è nostro compito continuare a vivere pienamente!

Lascio Don Mauro e mi sposto a Sant'Angelo dei Lombardi in provincia di Avellino,  dove un'iniziativa similare, anche se impostata in maniera differente, vede Don Piero Fulchini sfidare a colpi di creatività il terribile Coronello (il maledetto si è pure guadagnato un nome!).

Nello spazio creativo sul sito della Chiesa Cattedrale ogni settimana viene dato un tema, che deve essere interpretato da grandi e piccini, semplicemente scatenando la fantasia. E già qui mi piace! I contributi poi possono essere autonomamente caricati sul sito, in modo da dare vita ad una serie di raccolte tematiche tutte da vedere.

Chissà come mai, ma questo meccanismo mi risulta un tantino familiare ... che ne dici Barbara?

Risalgo la Penisola e mi ritrovo in Brianza, dove Don Giuseppe Corbari a Robbiano di Giussano ha deciso di riportare i fedeli in chiesa nonostante il lockdown e lo ha fatto in maniera strepitosa, stampando in formato gigante le fotografie dei parrocchiani, inviate sul suo canale Telegram, e sistemandole nei banchi per la messa.

In giro per il mondo non è stato il solo a consumare il toner della stampante, perché anche Padre Joachim Giesler ad Achern (Germania) e Padre Reinaldo Manzotti a Curitiba (Brasile) hanno fatto lo stesso. Quest'ultimo probabilmente ha pure fuso la stampante dal momento che via mail gli sono arrivate circa 170.000 fotografie.

Una trovata, così semplice eppure così geniale, per sentirsi meno soli. A me è piaciuta veramente tanto!

Che i canali social abbiano avuto un ruolo importante nella diffusione della buona novella in questo periodo è ormai cosa nota, ma non pensavo certo di scoprire una così nutrita schiera di sacerdoti youtuber.

Il canale Vimeo dell'Istituto Salesiano di San Lorenzo di Novara ad esempio regala spunti di riflessione di vario genere alternati alle divertenti avventure del Dottor Frankhouse, interpretato in maniera impeccabile da Don Franco Parachini.

I video, realizzati davvero bene, non hanno nulla da invidiare a quelli di canali molto più famosi e tutti i protagonisti danno proprio l'idea di essersi divertiti parecchio con questo progetto.

Don Alberto Ravagnani è un giovanissimo e simpaticissimo sacerdote di Busto Arsizio, che in questo tempo di quarantena ha deciso di portare avanti la sua attività pastorale, aprendo un canale Youtube oggi seguitissimo.

L'esperimento, nato inizialmente per rispondere all'esigenza immediata di mettersi in comunicazione con i ragazzi per invitarli a non perdere tempo in tempo di coronavirus, si è poi tramutato in un percorso strutturato all'insegna della Fede.

È divertente Don Alberto, è spigliato, parla con un linguaggio fresco, accattivante, cattura l'attenzione, anzi no, buca veramente lo schermo e non è mai banale.

Bravo! Veramente.

Vita in Canonica è poi la sitcom che racconta la vita quotidiana del parroco della Chiesa di San Gabriele dell'Addolorata a Roma, Don Antonio Lauri e dei suoi tre coinquilini, Don Josè Glenn, Don Simone e Don Roustaveg.

Non solo preghiere, messe ed esercizi spirituali, ma anche simpatici siparietti che vedono i protagonisti alle prese con le normali incombenze di tutti i giorni.

Un backstage per esprimere solidarietà e vicinanza ai parrocchiani, ma anche per cercare di cogliere quanto c'è di buono in una situazione anomala. Del resto, come racconta Don Antonio, quando scopriamo la nostra comune umanità, è più facile parlare di Dio. Ecco allora che mostrarsi alla gente in una veste non ufficiale può aiutare nella diffusione del messaggio evangelico.

Queste, naturalmente, sono solo alcune delle belle storie sospese fra creatività e religiosità che hanno caratterizzato questo strano periodo.

Domani le chiese torneranno ad aprire i loro portoni e si tornerà più o meno alla normalità, come ci ricordano nella Parrocchia di San Gaspare del Bufalo a Roma.


Ed è proprio da lì che già nel periodo pasquale è arrivata la fotografia che ha fatto scattare la mia curiosità, perché il CSI: Betania così impegnato a risolvere un misterioso caso mi ha fatto veramente sbellicare dalle risate.

Che dire di più se non Buona Ripresa, cari Don Camillo, che la creatività che vi ha accompagnato in questi mesi non vi abbandoni mai!

Ah, naturalmente, un ringraziamento speciale va alla mia personale spacciatrice di notizie creative senza la quale un post del genere non sarebbe mai stato scritto.



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