RIEMERGERE - LA STREET ART POST COVID

E poi, ad un certo punto, mi rendo conto che è ora di tornare alla normalità, che i tempi sono maturi.

L'estate ormai appesa ad un pugno di fotografie ha chiuso la sua parentesi colorata, portandosi via le giornate più belle, più lunghe, più soleggiate. E con esse tutte le amate occupazioni vallive.

È ora di volgere lo sguardo da un'altra parte, di riemergere dalla bolla, di rimettere fuori il naso per vedere che cosa è successo nel frattempo. La prospettiva non è nemmeno troppo male, la città in fondo ha anche i suoi vantaggi.

Come ogni anno metto in pausa la mia creatività compulsiva e ricomincio a diluirla con quella degli altri. Decisamente più pratico. Non è un ripiego, è solo un'esigenza diversa.

Non mi occorre andare lontano per trovare novità: il sottopasso che mi porta in centro ha cambiato aspetto dopo mesi di bianco spettrale. Una pausa senza tinte fra il prima e il dopo. Un po' come nella vita.

È stato proprio quanto successo nei mesi passati a fornire lo spunto al Tavolo Street Art del Comune di Trento per la sua call to action di luglio: RIEMERGERE - Come possiamo uscire dal lockdown e cosa vorremmo trovare all'uscita? L'obiettivo quello di decorare il sottopasso di Via Canestrini, riflettendo sulla pandemia.

Il titolo non potrebbe essere più azzeccato, il luogo più perfetto. 
Catapultati in una sorta di tenebra (scendo la scala), ci siamo mossi per lungo tempo in spazi ristretti (vedo cemento a destra, a sinistra, sotto i piedi, sopra la testa), intravvedendo solo in lontananza quella stessa luce che ci siamo lasciati alle spalle. Infine siamo riemersi (salgo la scala).

Che cosa è cambiato? Che cosa ci ha lasciato in eredità questo particolare periodo storico? 

Quando stavamo sotto, ci siamo ricordati che l'unione fa la forza.

Ed abbiamo scoperto che cantare sulla finestra assieme al vicino di casa - lo stesso che improvvisamente, dopo anni di indifferenza, ci ha persino offerto un caffè, allungandosi pericolosamente nel vuoto - poteva anche essere divertente.

La reclusione, nonostante alcune scocciature quotidiane di ordine pratico, è riuscita a risvegliare interessi dimenticati, passioni accantonate, hobbies messi da parte per mancanza di tempo. 

Abbiamo cucinato come non ci fosse un domani ed abbiamo ridato dignità alla nostra collezione di piante.

Abbiamo persino trovato il coraggio di imbiancare casa, perché tanto non avevamo di meglio da fare.

Per un certo periodo abbiamo quasi avuto nostalgia del passato, dei suoi ritmi lenti, della sua essenzialità, dimenticando le lusinghe di una società che bada troppo al superfluo. 

Quello spettro dei secoli andati, del quale avevamo ormai perso memoria, ha bussato di nuovo alla nostra porta. E non eravamo pronti, perché non ce l'aspettavamo.

Attaccati da un virus, solo apparentemente arrivato da un altro mondo, ci siamo scontrati con le nostre fragilità e con i nostri limiti.

Abbiamo avuto paura.

Quando la nostra libertà di movimento è stata limitata, abbiamo constatato con i nostri occhi e in brevissimo tempo gli effetti di quanto già sospettavamo: cambiare le nostre abitudini e i nostri comportamenti ha dato finalmente sollievo alla nostra Madre Terra, che si è liberata almeno per un po' della quantità enorme di sostanze inquinanti con la quale quotidianamente la tormentiamo. 

La Natura si è ripresa quanto di diritto è suo e per un breve attimo l'umanità ha smesso di essere protagonista.

Abbiamo sentito di essere davvero a casa.

Ed ora? Ora che abbiamo imboccato (o crediamo di aver imboccato) la scala verso l'uscita, ci ricordiamo ancora i pensieri di qualche mese fa? I mille buoni propositi, le intenzioni, le priorità?

Ci ricordiamo ancora dei problemi mai risolti o lasciati in sospeso?

Abbiamo capito che la soluzione di ogni problema sta nell'equilibrio? Che non possiamo per forza essere su un piatto o sull'altro della bilancia? Che dobbiamo ragionare come ecosistema (cit. Laura Ghianda, SuperB2 Graffiti)?

Un'opera grandiosa quella di questi giovani artisti, che hanno lasciato un bel promemoria sui muri di questo sottopasso cittadino.

Non si può rimanere indifferenti al loro messaggio dipinto con colori vivaci,

urlato a chiare lettere,

sospeso fra atmosfere rarefatte 

e simboli esotici.

In fondo siamo ancora sulla scala. Ricordiamocelo!

Il tema di questa call è stato sviluppato grazie al progetto #iorestoacasa - Il paesaggio, specchio di mondi possibili, in particolare grazie alle riflessioni dei ragazzi del Liceo Artistico Vittoria e Bonporti di Trento e agli incontri con il filosofo Luca Mori.




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