#R_ESISTIAMO - LA MOSTRA RESILIENTE CHE GUARDA AL DOMANI

A quel tempo Penelope disse "Facciamo da soli"!
Ed essi accorsero numerosi.

Arrivarono con pochi strumenti a disposizione

e la sola voglia di esserci.

Crearono meraviglie.

Come al solito.

Il loro essere,

apparentemente sospeso nel tempo e nello spazio,
aveva semplicemente cambiato forma.

Un'altra volta.


Era destino fosse così:

erano nati per (r)esistere.

(Cronache della Quarantena, anno 2020)




Chissà come, in un futuro lontano, sarà visto, studiato e ricordato questo assurdo periodo.

Molto probabilmente i pensieri, gli stati d'animo, le sensazioni si perderanno nel tempo, assumendo un valore relativo per noi comuni mortali, che con il passare dei decenni ci convinceremo, di nuovo, che questo non potrà più capitare. Tutto sbiadirà, come è sempre successo, e diventerà un altro noioso capitolo scritto su qualche libro di storia.

Eppure, di tanto in tanto, ci sarà ancora chi vorrà capire, chi riterrà utile e necessario tornare indietro nei secoli, chi diventerà quel topo di biblioteca assetato di conoscenza, che ritroverà tracce e testimonianze del nostro presente così complicato.

Sarà in quel momento che, sui resti di un supporto dimenticato in un qualche scantinato polveroso, verranno scoperte le Cronache della Quarantena e la bella storia di Penelope e dei suoi prodi (r)esistenti.

Si andrà ad aggiungere a tutte le altre storie di resilienza creativa, che, in un domani meno lontano di quanto crediamo, andranno a riempire gli archivi e le enciclopedie.

Ci sarà tanto da ricordare. Per fortuna.



(R)esistiamo - Web Exhibition è una mostra figlia del nostro tempo, nata con lo scopo di reagire ad una situazione, che di sicuro penalizza fortemente l'arte e la cultura, ma certo non è in grado di fermarla.

Gli artisti, per loro natura sperimentatori ed esploratori, sono da sempre abili a superare le difficoltà e a trovare soluzioni alternative. Le loro menti instancabili e le loro mani in perenne movimento non hanno mai smesso di raccontare e di raccontarli.

L'arte è (r)esistente di suo.

Questo Penelope Filacchione, ideatrice e curatrice della mostra, lo sa molto bene, così come sa, che agli artisti contemporanei spetta un ruolo fondamentale, che è quello di porre delle domande. E dopo? - dunque - diventa il quesito cui rispondere, il domani da preparare, il futuro da costruire.

Il nostro Paese, che è quello con la maggior concentrazione di Beni Culturali nel mondo, non solo è ancora inadeguato per la valorizzazione del patrimonio storicizzato (musei, gallerie, aree archeologiche, etc), ma è del tutto impreparato al mondo contemporaneo. Viene voglia di aprire la finestra e, invece, di cantare, gridare al mondo: ESISTIAMO! 

Ecco allora che la Resistenza non è solo una reazione naturale ad una situazione scomoda, è anche la condizione indispensabile per l'Esistenza. Resisto, perché sono, perché voglio farmi sentire, perché non esisto come lavoratore e dopo non avrò tutele di alcun tipo.


(R)esisto, perché guardo al poi.



Di questo, ma non solo di questo, ho parlato con la Signora Filacchione, che tanto cortesemente ha risposto alle mie domande.

Come e perché è nata l'idea di questa mostra online?

L’idea nasce in realtà da un vero e proprio attacco di nostalgia durante la quarantena. 

Guardando ogni giorno la pagina Facebook della galleria vedevo sempre la scritta Apre tra poco, Aperto ora, eccetera. Ogni volta pensavo che avrei dovuto cambiare gli orari e scrivere Chiuso, ma mi sembrava una resa. 

Così ho cominciato a pensare che avrei dovuto fare qualcosa attraverso il web per tenere virtualmente aperto lo spazio, facendo del bene al mio spirito e possibilmente anche aiutando gli altri a stare meglio.

Lei è un'appassionata ed una esperta d'arte, un'insegnante e una curatrice di mostre e, come dice in un'intervista, è cresciuta in mezzo agli artisti. In mezzo appunto. Come ha affrontato questo progetto, che invece (e necessariamente) rimane, almeno per il momento, sospeso nel web? È la prima volta, che realizza una mostra di questo tipo?

Sì, pur avendo una certa esperienza di comunicazione web, non c’era mai stata l’esigenza di fare una mostra del genere. 

D’altra parte essere cresciuti in mezzo agli artisti li rende vicini anche in quarantena, spesso sono anche amici, quindi è normale pensare alla loro condizione oltre che alla mia. 

Sapevo che tanti erano al lavoro comunque, pensare di resistere tutti insieme è stato spontaneo.

Quali sono state le maggiori difficoltà, se ne ha trovate, per realizzare questa sua idea?

Due ordini di difficoltà, una comunicativa e una tecnica.

Quella comunicativa era di non far passare il senso di sconfitta, non raccontare il virus, ma la resistenza e il futuro.

Quella tecnica è stata la creazione della piattaforma. Lo spazio è chiuso e la crisi si annuncia pesante, non c’erano risorse per affidare tutto a un webmaster.

Per fortuna le persone sono generose e fanno rete: il webmaster del sito ufficiale della galleria mi ha dato le prime indicazioni di come avremmo potuto fare da soli, poi sono intervenute altre persone e proprio in questa occasione è nata la collaborazione con Idee Pratiche, giovane studio di web design.

Abbiamo trovato una formula di scambio esperienze … quasi un ritorno al baratto diciamo, ma in questo momento si fa rete anche così.

Come è stata la risposta degli artisti, che hanno partecipato e hanno inviato i loro progetti?

La risposta è stata sorprendente.

È vero che io sono molto attenta alla credibilità della galleria, ma hanno partecipato con grande generosità anche nomi importanti, prestandosi al rischio di un evento gratuito e aperto di questo genere. Hanno capito lo spirito e lo hanno interpretato benissimo.

Anche chiedere loro di scrivere non è una cosa ovvia: di solito gli artisti lasciano che siano gli altri a scrivere per loro, visto che il loro “mezzo” è quello visivo.

Sono artisti, che hanno già lavorato con lei oppure la call ne ha attirato di nuovi? Il fatto che l'evento sia online ha in qualche modo favorito la partecipazione?

Ho artisti “di galleria”, ma se ne sono aggiunti moltissimi che invece non avevano mai esposto con me, diversi che conoscevo solo di nome e qualcuno che non conoscevo.

Mi ha contattato addirittura un artista dall'Argentina, cosa che mi ha reso enormemente felice!

Abbiamo dovuto necessariamente escludere molte persone chiudendo la call, perché vogliamo che la mostra arrivi veramente in galleria: quando si potrà sarà una grande festa, una rinascita e una vittoria per tutti. Ma ci sono degli spazi fisici che vanno rispettati, quindi abbiamo dovuto immaginare l’allestimento futuro.

Senza entrare nello specifico, che tipo di opere sono state inviate? 

Scultura, pittura, fotografia, piccole installazioni, taccuini d’artista, incisione e disegno … sto aspettando in realtà anche il video di un performer da Berlino.

Bisogna considerare che molti artisti non possono raggiungere lo studio e stanno lavorando con mezzi inusuali che hanno potuto recuperare in casa, il che è una cosa interessante in sé.

La particolare forma dell’esposizione può aver precluso, secondo lei, l’invio di opere non ritenute adatte a questo tipo di evento?

Sì. Una collettiva è sempre un rischio, perché giustamente gli artisti vogliono sapere chi espone prima di proporsi.

Poi c’è chi non ama comunicare attraverso il web.

E ovviamente c’era un tema, propositivo, e l’obbligo di opere realizzate in questo periodo.

È normale che ci sia chi si auto esclude, come è normale che ora, a call chiusa, ci siano artisti che vorrebbero aggiungersi, ma non è proprio possibile.

Qual è, secondo il suo parere, la sensazione dello spettatore davanti ad una mostra di questo tipo? La distanza può alterare negativamente la percezione delle opere esposte oppure può diventare uno stimolo per venirle a vedere dal vivo?

Questa è una domanda che fa discutere in tutto il mondo delle gallerie e dei musei.

Ci sono appelli contro l’arte gratis, perché le persone si diseducano, come appelli a favore, perché si potrebbe avere l’attenzione di persone che intendono i luoghi della cultura come qualcosa di estraneo.

Difficile a dirsi, è una scommessa del tutto nuova, fino a questa emergenza i social e il web erano un di più, un lavoro di comunicazione a latere, non una sostituzione dell’esperienza fisica.

Staremo a vedere.

Come vede il futuro dell’arte e del suo lavoro? Che cosa cambierà, quando torneremo alla normalità?

Questa è la Domanda con la D maiuscola.

So per certo che sarà difficile per tutti, soprattutto se non si interviene con un piano strategico pubblico.

Sergio Risaliti, direttore del Museo del Novecento di Firenze, ha detto chiaramente in una intervista ad Artribune che rischiamo di perdere almeno una generazione di artisti giovani, che rinunceranno per sempre.

Per gli emergenti le gallerie indipendenti sono il punto di riferimento, se riusciremo ad essere sostenuti in qualche modo potremo investire su di loro e dare loro spazio.

Fortunatamente il nostro è un mondo estremamente creativo e flessibile, quindi con o senza aiuti stiamo già progettando l’autunno che a Roma significa Week End Fotografici e Rome Art Week, lavorando tra noi via web.

Questa situazione è un limite oppure un’opportunità?

Per certi versi è una opportunità, perché chi ha la forza, anche psicologica, di resistere e reinventarsi sta avendo il tempo e il modo di riflettere.

A parte le gallerie indipendenti come la mia, anche i giganti del settore in USA e Asia stanno ragionando sul futuro.

Cambieranno molte cose e probabilmente anche la bolla speculativa sull'arte a nove cifre si ridimensionerà, il che probabilmente sarà positivo, perché la percezione dell’arte come un bene inaccessibile nuoce a tutto il mercato.



La mostra, invece, è accessibile a tutti, in ogni momento della giornata. La potete gustare da soli o in compagnia, sul divano di casa o comodamente sdraiati a letto, così come potete sbirciarla velocemente con lo smartphone, mentre preparate gli spaghetti.

La potete vedere una, due, cento, mille volte, perché questo è anche l'indubbio vantaggio del web.

E per quelli un po' tirchi ... beh, non si paga nemmeno il biglietto, pensate un po'!

Non serve essere esperti d'arte per andare a visitare una mostra di questo tipo e non occorre nemmeno essere appassionati, basta semplicemente essere curiosi.



Non solo immagini, ma parole messe nero su bianco, che danno forma ai sentimenti e alle aspettative.

Materiali riciclati accanto a materiali preziosi, come il marmo.

Riflessioni fotografiche e incisioni, abiti con decorazioni floreali e rumorosi luna park, indagini metropolitane e panni da lavare.

La Natura si riprende i propri spazi, mentre noi affrontiamo un tempo senza certezze, dove degli altri rimane solo un ricordo.

Mentre perdiamo la nostra memoria storica e pensiamo a cosa portare nel nuovo mondo, ci fermiamo, cercando di ritrovare la nostra umanità.

Stiamo annaspando disperatamente da settimane e soffriamo come soffre tutto il nostro Paese, ma non ci rendiamo conto che, spesso, dalle soste e dalle ferite nascono dei nuovi noi, migliori e più vitali.

Continuiamo, quindi, a dipingere, a disegnare, a fotografare, ad assemblare. Questo dobbiamo continuare a fare, questo ci rende liberi, come i bambini che disegnavano nei campi di concentramento.

(R)esistiamo, perché noi siamo artisti.



Espongono:
Fabio Maria Alecci, Raffaele Alecci, Claudia Bellocchi, Gianna Bentivenga, Maria Pina Bentivenga, Thierry Bouffeteau, Emanuela Camacci, Paola Casalino, Giuseppe Colangelo, DALE, Elisabetta Diamanti, Ilaria Di Giustili, Angela Donatelli, Gianluca Esposito, Saverio Galano, Silvia Garau, Umberto Giovannini, Adrian Levy Memún, MC2.8, Debora Mondovì,  Monica Pirone, Quelchevale, Valerio Scarapazzi, Otello Scatolini, Nelly Schneider, Vittorio Sordi, SteReal, Mariarosaria Stigliano, Studio Marbe, Osvaldo Tiberti, Antonio Volpone, Who Stares Art

La mostra sostiene la raccolta fondi di Save The Dreams Onlus per l'emergenza Covid 19.

La mostra diventerà, quando sarà possibile, una mostra reale, che si terrà presso Art Sharing Roma.


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