[già su Ispirazioninfiera - Vite a regola d'arte]
Arrivo prestissimo. Volutamente.
Non potendomi trattenere molto, so già che mi perderò il meglio dell’evento: gente rilassata in una bella serata quasi estiva, musica in sottofondo, torta e - immagino - l’immancabile spumante.
Mi perderò soprattutto i creativi, accidenti, ma questa volta va così.
Non mi preoccupo comunque, il Social Store è qui a due passi da casa ed ora che ho scoperto questo luogo magico, sì scoperto, sono certa ci saranno altre occasioni per tornarci.
Buffo come ci siano, praticamente davanti agli occhi, realtà incredibili, e quasi non ci si faccia caso, impegnati come si è ad attraversare la città di corsa, sempre indaffarati a fare mille cose.
Eppure questo inusuale negozio se ne sta lì da un anno, un anno esatto.
Non è certo colpa del Social Store, se non l’ho notato, non crediate, ché di motivi per farsi notare ce ne sarebbero stati davvero tanti; quella distratta nelle peregrinazioni cittadine sono senza dubbio io. Poco, ma sicuro!
Peccato che, in questo suo primo anno di vita, io non l'abbia mai incontrato! Un anno intero, a dieci minuti di distanza, eppure il Social Store è rimasto per me una presenza silenziosa, quasi invisibile.
Certo la mia passione per l'handmade e l'interesse per le realtà artigianali, per gli eventi che le ospitano e per le persone che le animano è nato in tempi molto recenti, cioè con la nascita di Ispirazioninfiera, quindi ho forse delle validissime attenuanti, ma anche prima non è che fossi del tutto indifferente a questo mondo così speciale.
Rimane il fatto che, proprio perché qui vengono organizzati eventi di ogni genere, che oltretutto sono anche ben ben pubblicizzati, mi pare incredibile che di questo luogo conoscessi appena appena il nome.
In pratica mi ritrovo ad una festa di compleanno senza neppure conoscere il festeggiato. E la cosa, a ben pensarci, è un tantino imbarazzante!
Così, per prendere confidenza con l'ambiente, inizio a guardarmi attorno con maggiore attenzione, lasciando che siano gli spazi, i colori e i piccoli dettagli a parlarmi. Voglio capire che cosa renda questo posto così particolare, quale sia il mood che lo ha caratterizzato nel suo primo anno di vita. Osservo i due enormi ed accoglienti open space, cercando di capire come siano stati pensati e vissuti nei mesi passati.
Il pavimento in legno scuro, caldo e materico, dà subito una sensazione di stabilità, quasi di casa. Le pareti alternano tratti bianchi con i sassi a vista - un richiamo alla Trento più antica - a zone rivestite con carte da parati colorate, vivaci, decisamente inattese.
Poi ci sono i divani e le poltrone: ognuno diverso dall'altro, per forma, stile e colore. Un accostamento che, sulla carta, potrebbe sembrare azzardato, ma che lì dentro funziona sorprendentemente bene. Anzi, dà al luogo un carattere preciso, una sorta di coraggiosa armonia fatta di contrasti.
Qua e là spuntano decori di ogni tipo: cartelli, manichini, oggetti che sembrano messi lì per caso e invece hanno perfettamente senso.
Anche le luci, calde e ben distribuite, contribuiscono a rendere tutto più accogliente, come se il Social Store suggerisse a chi entra Fermati, un attimo, guarda, respira, rimani con noi!
E mentre mi muovo tra questi elementi, mescolati con una cura che non avevo mai nemmeno sospettato passando rapidamente davanti alla vetrina, inizio ad intuire il significato del luogo: un posto che non vuole stupire con effetti speciali, ma con la capacità di far convivere differenze, stili e persone.
E a quel punto, inevitabilmente, mi viene da chiedermi come io abbia potuto perdermi tutto questo per un anno intero. Non posso fare a meno di pensare a quante mani, quante teste, quante persone siano passate di qui prima che io decidessi di entrare. Creativi di ogni genere, un flusso continuo che ha animato questi locali mese dopo mese, mentre io, distrattamente, non mi sono accorta di nulla.
Provo, lo ammetto, un po' di sano rammarico, perché certe occasioni, quando le perdi, non tornano identiche.
Le immagini certo raccontano qualcosa, ma non tutto. Mostrano un oggetto, non la mano che lo ha creato; fanno vedere il colore, ma non ti permettono di sentire la consistenza; suggeriscono l'idea di fondo, ma non la voce di chi l'ha avuta.
A guardarlo oggi, nel giorno del suo primo compleanno, il Social Store appare esattamente come doveva essere nelle intenzioni di chi lo ha creato: una piazza creativa, un luogo dove le idee sostano, si mostrano e si intrecciano. Una fiera permanente che cambia continuamente pur restando sempre se stessa.
Ma il Social Store non è solo incontro tra makers e visitatori. In un anno fra queste mura è passato di tutto: i concerti e i dj set hanno trasformato gli open space in una piccola arena urbana, le presentazioni di libri hanno portato voci e storie nuove, i laboratori di quilling, di taglio e di cucito hanno riempito i tavoli di mani all'opera e di persone che imparavano facendo.
Posso dunque solo intuire le spiegazioni degli artisti, la loro passione, il loro modo di lavorare e di presentare le loro creazioni. Ipotizzo le loro risposte alle mie domande. Immagino le conversazioni, gli scambi di idee e le cose nuove da imparare.
Devo insomma accontentarmi.
Davanti a me sfilano dodici mesi di artisti, di artigiani e di designer, ideatori che hanno portato qui i loro pezzi unici, le loro sperimentazioni e il loro modo di interpretare il fare.
Accanto a loro un pubblico, che non è proprio tale, perché qui le persone non vengono solo per osservare o per acquistare. Dalle foto, che continuo a scorrere quasi compulsivamente, traspare come i visitatori non siano stati solo soggetti passivi, ma abbiano partecipato con interesse ed entusiasmo alla vita di questo luogo.
Pare insomma che Juri Cucuzzi e Leandro Sabin Paz - ideatori di questo progetto - abbiano saputo davvero costruire un ambiente vivo e frizzante grazie alle persone che qui sono passate.
C'è stato spazio per il vino raccontato in diretta radio, per la moda delle studentesse del Canossa che qui hanno preparato la loro sfilata, per mostre che hanno cambiato volto alle pareti, per corsi di crescita personale e per lezioni di pasticceria che hanno profumato l'aria, ma anche per eventi dedicati alla fotografia che hanno trasformato i locali in un set.
Ripensandoci adesso, mi fa quasi sorridere il fatto che io sia arrivata prestissimo, volutamente, convinta di perdermi il meglio della festa. In realtà, senza saperlo, mi sono persa già tantissimo.
Un contenitore variopinto di attività il Social Store, ma anche punto di incontro per realtà sociali che qui hanno trovato spazio per raccontarsi, testimonianze e progetti che difficilmente avrei immaginato in un contesto di questo tipo strettamente legato alla manualità e al fare artigiano.
C'è chi ha parlato di adozione e chi ha aggiornato la comunità su emergenze internazionali, chi ha condiviso poesie nate in condizioni estreme, chi ha proposto riflessioni politiche e civili. Si è parlato di povertà e di esclusione sociale, ma ci sono state anche iniziative in ambito linguistico-culturale.
Ogni evento, davvero, è riuscito ad aggiungere un tassello prezioso alla vocazione di questo luogo.
Mentre esco, con la sensazione di aver solo sfiorato la superficie di tutto ciò che succede lì dentro, mi riprometto di non perdermi altro e di cogliere, se non tutte, almeno alcune delle opportunità che nasceranno al Social Store.
Tornerò, tornerò di sicuro. Magari non prestissimo, sicuramente non di corsa, ma certamente troverò il modo di partecipare a qualche evento o a qualche laboratorio e di venire a conoscere qualche creativo particolarmente fantasioso.
Qualora il tempo scarseggiasse, potrò sempre trovare qualche scusa per passare davanti a questa vetrina e per allungare il mio tragitto cittadino, perché certi luoghi, quando finalmente li scopri, non li lasci più andare.
Ed ora, esattamente come un anno fa, festa!
Poco prima della festa sono riuscita a fare due chiacchiere con uno degli ideatori di questo incredibile progetto.
Leggi la mia intervista:









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