LEANDRO S.P. - FEELING SOCIAL

[già su Ispirazioninfiera - Vite a regola d'arte]

Dopo aver presenziato, seppur frettolosamente e in largo anticipo, alla festa di compleanno del Social Store e aver ripercorso mentalmente il suo primo anno di vita, non ho potuto fare a meno di importunare uno degli ideatori di questo progetto straordinario capace di mescolare artigianato, musica, sperimentazione, incontri speciali e storie che altrimenti non si sarebbero mai incrociate.

La storia personale di Leandro Sabin Paz sembra già di per sé una contaminazione: originario dell'Argentina ha vissuto tra Buenos Aires e Barcellona prima di stabilirsi in Italia, il che gli ha permesso di acquisire un punto di vista aperto e curioso sui mondi che racconta.

Eh, sì, perché Leandro è prima di tutto un film maker, un direttore della fotografia e un operatore, che svolge la sua attività, iniziata durante il liceo in uno studio fotografico, tra televisione, cinema e pubblicità. 

Le sue collaborazioni con imprese e progetti sociali sono perfettamente in linea con l'aria che si respira al Social Store, luogo che non vuole solo esporre oggetti, ma punta a creare connessioni, a far emergere idee e a dare spazio a chi vuole dire qualcosa.

Poco prima della festa, mentre il locale si preparava a celebrare il suo primo anno di vita, sono riuscita a scambiare quattro chiacchiere con lui.

Ne è nata una conversazione semplice, diretta, che racconta il modo di pensare di chi lo ha costruito. 

Ecco cosa mi ha raccontato.

- 1 -

Il Social Store è ormai molto noto a Trento. Vuoi raccontare ai nostri lettori non trentini che cos'è esattamente il Social Store?

Allora... il Social Store è un catalizzatore di artigianato, di produzioni fatte a mano, di design e creazioni varie... generico...

Un po' di tutto...

Sì!

- 2 -

Il Social Store è il figlio del Social Stone oppure suo fratello?

Praticamente sorge... da una cosa è nata l'altra, siamo stati sempre noi a fondare il Social Stone, il bar. Già lì avevamo cominciato a fare alcuni temporary shop con alcune maker, abbiamo ospitato anche hobbisti, che facevano mostre ed esposizioni e da lì è venuta l'idea di fare una cosa specifica.

- 3 -

Quali sono state le maggiori difficoltà a trasformare questo progetto in realtà?

[ride] Le difficoltà ci sono ancora, non sono passate. Trento è una città curiosa, dove la gente vuole sapere cosa succede, ma è una città di pochi abitanti e la principale fatica, ancora oggi, sono i numeri. 

Fossi a Milano sarebbe tutta un'altra cosa sicuramente.

Certo!

- 4 -

Avete organizzato molti market a tema. Il tema specifico, in generale, stimola la curiosità delle persone oppure ne preclude la partecipazione? Nel senso... non si rischia di creare un evento di nicchia?

In tutti i market che abbiamo organizzato è entrata tanta gente sempre incuriosita. Sono stati eventi riusciti bene.

Gente di tutti i tipi?

Sì. Non direi che è un qualcosa di nicchia, perché in realtà quello che si trova in quelle situazioni e che si trova anche dentro il locale tutti i giorni dell'anno sono produzioni fatte a mano... questo è il filo conduttore... 

Questo attira la gente?

Sì, attira la gente e il tentativo è quello di far porre l'attenzione su cosa comporta fare un pensierino o fare un regalo a qualcuno. Comprare qualcosa di fatto a mano, dove c'è un'idea, dove c'è il riciclo di materiali... ci sono tanti valori...

Sì, non è solo l'acquisto...

No, non è solo quello, ci sono tanti valori che si supportano!

- 5 -

Il più curioso fra tutti questi market che avete organizzato è stato il market dei prototipi. Valorizziamo la sperimentazione dunque?

Sì, era un'idea... quel market lo abbiamo organizzato a febbraio... di solito a gennaio tutta la gente fa acquisti.... [ride]... si cambia tutto l'armadio... volevamo approfittare... non per fare saldi, perché il maker fa fatica a fare saldi, i pezzi richiedono tanto tempo, poi c'è il materiale... è stato un modo per far tirare fuori agli artisti e agli artigiani dei pezzi che erano rimasti in un cassetto per valorizzarli e magari per venderli ad un prezzo più vantaggioso.

- 6 -

Qui la musica non manca mai, mi è parso di capire che siete tutti appassionati. La musica è creatività, ma favorisce anche la creatività? 

Sì, la musica fa parte della vita secondo me. Da quando sei nella pancia della mamma... la mamma cammina e c'è il ritmo, no? 

Io sono un amante della musica, di tutta la musica... porta gioia!

- 7 -

Che cosa significa essere social?

Essere social corrisponde alla tipologia dello spazio di coworking, il principio è quello di uno spazio aperto. C'è gente che lavora qua, ci si aiuta a vicenda... e poi ci sono progetti relativi all'ambito sociale.

- 8 -

Contaminazione, parola molto in voga al giorno d'oggi. Una moda, un'esigenza o un dovere?

Io penso che la contaminazione più che una moda sia un'opportunità. Sempre! Io posso prendere spunto da qualsiasi cosa, posso venire stimolato da qualsiasi cosa che mi capita, soprattutto nella diversità. La contaminazione, considerando che tutti siamo diversi, abbiamo bisogno uno dell'altro. Uno che non fa il mio lavoro, ma fa un altro lavoro, ha uno sguardo diverso rispetto al mio e questo mi arricchisce.

- 9 -

Fare coworking è trendy. Quali sono i vantaggi?

Io non direi che è trendy, più che altro è una necessità, perché ai tempi d'oggi, se devi abbattere i costi ... è come l'appartamento...

... che si affitta insieme...

Sì! Si vive in sei, perché si condividono le spese e le fatiche.

Certo!

- 10 -

Ho visto che avete collaborato con l'Istituto Artigianelli. Che importanza ha trasmettere la cultura social ai giovani? Tu sei giovane .... diciamo, ai più giovani...

Io penso che loro sono molto aperti a tutte queste cose di cui stiamo parlando, penso che per loro sia importante provare a mettere in pratica le loro conoscenze, tutto quello che hanno imparato a scuola e applicarlo sul campo. Se in più imparano questi valori è un'opportunità anche per noi.


- 11 -

Stiamo assistendo ad un vero boom dell'artigianato artistico, perché secondo te?

Penso che, in qualche modo, possa essere una risposta alla crisi. Quando abbiamo aperto il Social Store siamo andati a parecchie fiere e market nel nord Italia. Uno dei più importanti è a Bergamo, lo fanno una volta al mese...

Mi dai un'informazione preziosa, perché non lo conoscevo...

... ce ne sono più di duecento... parlando con questi maker, giovani spesso, cercavo di capire come mai avevano deciso di scegliere questa strada, no? Molti mi hanno risposto con una parolaccia... 

... della serie non ho alternative...

 O ti inventi qualcosa o sei in difficoltà!

Beh, ma non è proprio un ripiego...

No, non penso sia un ripiego, ma piuttosto un modo di rispondere alla mancanza di lavoro. Quindi mi invento qualcosa.

- 12 -

Si può vivere di artigianato in Italia oggi?

Non lo so... io sono straniero, quindi è brutto che io sia critico, ma sono critico per quanto si parla di disoccupazione e dei giovani disoccupati; quando un giovane si apre un'attività, indipendentemente che fatturi un euro o che fatturi centomila euro all'anno, deve pagare tutti gli anni e questo lo trovo svantaggioso. 

Non ci sono aiuti! Sono critico, ma è davvero difficoltoso. 

- 13 -

Nel giugno scorso avete scritto su Facebook Paolo Mieli, Presidente di RCS libri, in una recente intervista ha fatto un accostamento che ci ha colpito... ossia che oggi, in tempo di crisi, dovremmo ritrovare un po' dello spirito della Resistenza. Nel nostro piccolo vorremmo contribuire anche noi col Social Store a resistere. Un anno e siete ancora qui, quindi avete resistito?

Sì, stiamo resistendo! Con soddisfazione!

Allora vi auguro di procedere ancora così e ti ringrazio per la gentilezza.



Le parole di Leandro restituiscono la parte meno visibile di questo spazio: il lavoro quotidiano, le scelte, le difficoltà, ma anche l'energia e la determinazione di chi lo tiene in piedi.

Restituiscono, soprattutto, la profondità di una visione che continua a crescere e a trasformarsi, alimentata dalle persone che attraversano il Social Store e da chi, come lui, crede nel valore della creatività condivisa.

Auguri ancora, Social Store!



Se vuoi scoprire il progetto Ispirazioninfiera, puoi leggere qui



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