[già su Ispirazioninfiera - Vite a regola d'arte]
Uno stand grande, spazioso, pieno di oggetti tutti da scoprire, quello che mi attende a Mondo Donna.
Mobili, cornici, specchi, lampade, piccole sculture: ogni oggetto emana tutta l'autenticità di una materia viva che si porta dietro una storia antica tutta da rivelare. Ogni tavola recuperata, ogni pezzo riadattato trovano una nuova forma e una nuova voce.
E io sono lì proprio per capire cosa rende unico il lavoro di questo artigiano, per cogliere la bellezza delle venature e il valore delle imperfezioni, per scoprire i segni del tempo e per ritrovare l'eco di una vita precedente che affonda le sue radici nelle vecchie case di montagna e nel profumo del bosco.
È l’ora di pranzo, un momento di relativa calma, prima del naturale assalto pomeridiano.
Ne approfitto.
Mi accoglie una bella signora sorridente, decisamente non italiana, disponibile e interessata a ciò che io, perfetta sconosciuta, le sto raccontando. Quasi scusandosi, mi dice che Marco non c’è… È in giro, credo sia andato a mangiare… e che, comunque… Non è proprio di ottimo umore, sai? Non è una gran giornata.
Oddio - penso - proprio oggi questo deve avere il momento no? Già gli artigiani da intervistare sono pochi…
Decido di aspettare.
Marco arriva poco dopo con un’espressione che non promette bene, ma io non mollo. Vado decisa alla meta, i lavori esposti mi piacciono molto e non voglio perdere l’occasione.
E poi ho le domande pronte. Sono curiosa.
Marco Segantini. Classe 1958. Trentino DOC.
Da buon corregionale sulle prime appare diffidente, scontroso, poco interessato, ma poi si lascia andare, sorride, si racconta.
Ne nasce un dialogo piacevole, a tratti divertente, si fanno battute e un po’ di sano pettegolezzo, che non guasta mai. Si coglie l’opportunità di esprimere opinioni, di scambiare informazioni, di fare conoscenza.
L’intervista arriva di conseguenza, senza sforzo alcuno.
- 1 -
Come nasce la tua passione per il legno?
Ah, questa è una domanda... [ride]
Da un milione di dollari...
No, nasce più di trent'anni fa. Io ho cominciato a restaurare mobili vecchi, poi restaurando mobili vecchi, mi è venuta la passione di fare anche cose nuove, poi ho visto che, costruendo, la creatività poteva avere molto sfogo e avanti... sono trent'anni che faccio queste cose qua.
- 2 -
Il legno antico si porta dentro una propria storia, recuperarlo significa riscriverla?
Eh, recuperarlo significa ridare vita alle cose gettate via, ridare un valore, un senso a cose che tu vedi buttate là... ti faccio un esempio... siamo stati a passeggiare sulla spiaggia del mare a San Valentino e abbiamo riempito il furgone di pezzi di legno [ride], perché ogni pezzo che vedi lì sulla spiaggia... guarda questo... può nascere... non so, vai nel bosco, vedi una radice... questa potrebbe diventare... quindi anzitutto lo devi avere nella testa... un po' di fantasia... di materiale ne abbiamo tanto in giro, nella Natura... ecco [ride]...
- 3 -
Quali sono gli oggetti che ami creare maggiormente e per quale motivo?
Ehhhh, gli oggetti che amo creare maggiormente sono quelli che hanno dei meccanismi, che hanno delle cose nascoste, dei segreti... il cassettino che esce da un angolo, da uno zoccolo... è un gusto mio per le cose complicate, da inventare.
- 4 -
Lavorare il legno: tradizione o modernità? Che cosa troviamo soprattutto nelle tue opere?
Tradizione. Modernità poca. Io sono contro la modernità nella lavorazione del legno. Io avevo una ditta con quindici dipendenti con attrezzature da centinaia di migliaia di euro solo che è la morte dell'artigianato e della creatività, perché compri un macchinario che costa centomila euro e lo devi far lavorare venti ore al giorno per ammortizzarlo. L'artigiano vero, secondo me, è quello che lavora con pochi attrezzi e con tanta mano.
- 5 -
Quanto eventuali richieste dei tuoi clienti limitano la tua creatività?
Poco. Riesco a... ormai, devo dire, sono tanti anni che faccio questo lavoro, so anche trattare con la gente, so portare il cliente, per un discorso di fiducia, dove voglio io o molto vicino, ma sempre accontentandolo.
- 6 -
Come nasce l'ispirazione?
Eh... [ride]... con una bottiglia di Prosecco...
Infatti ho visto che hai un sacco di cose... di portabottiglie...
[ride] Questo aiuta... no, così, casualmente... bisogna anche essere un po' portati di carattere. L'ispirazione per me è sempre dentro la testa, poi dipende dal momento, trovi l'oggetto, trovi qualcosa, dici... ah, guarda questo... abbiamo trovato un pezzo di asse in terra ed è diventata un orologio.
- 7 -
Questa è la domanda giusta per te: cosa significa essere artigiani oggi?
L'è 'na rogna... [ride, ride molto]... è proprio una rogna, se non ci fosse la passione... è un lavoro che fai solo se ti piace, se lo fai per guadagnare soldi, cambia subito, vai a fare un concorso in Provincia, fa quel che te voi, però fare l'artigiano è troppo faticoso, se non ti piace... infatti mio figlio, per farti un esempio, l'ho tenuto sei mesi con me a lavorare, non gli piace e io non mi sentirei...
Un'agonia...
Un'agonia! Se non piace, non mi sento di consigliare a mio figlio a entrare in questo mondo...
Eh, immagino!
- 8 -
Questa domanda... allora mi smentirai... ai nostri giorni si nota un interesse rinnovato per le attività artigianali, credi che sia questo il futuro per i nostri giovani?
No!
Assolutamente no?
No, perché la qualità è passata in secondo piano, la qualità non ha più l'importanza che aveva una volta. Una volta si comprava un mobile, perché rimanesse e per lasciarlo ai figli, ma adesso...
Ikea e via...
... e poi ci sono i Cinesi, che se non diamo loro una regolata [ride] ci fanno neri tutti, guarda!
- 9 -
Spesso gli artigiani organizzano laboratori per far conoscere la loro attività. Credi che sia un buon mezzo per trasmettere l'amore per la propria arte?
Sì, sì, sicuramente. Se tu fai una mostra, dove ti metti anche in gioco e fai vedere che lavori, mostri le varie fasi di lavorazione, sicuramente crei interesse. Se non altro fai capire quanto lavoro ci può essere dentro un oggetto. Sicuramente è positivo!
- 10 -
La Fata Turchina ha detto a Pinocchio Ti perdonerò per questa volta, ma, ricordati, se del perdono non sarai degno, per tutta la vita sarai di legno. In fondo non è poi andata tanto male a Pinocchio?
[ride] Sì, insomma, sì, quello che forse ci ha rimesso di più è Geppetto...
Perché non ci ha guadagnato nulla?
Esatto! Lui ci ha messo tanto amore come noi artigiani... però, dai, la soddisfazione ce l'ha avuta, come tutti gli artisti, alla fine. Il lieto fine c'era!
Aldous Huxley ne Il mondo nuovo (1932) ha detto Non i filosofi, ma coloro che si dedicano agli intagli in legno e alle collezioni di francobolli costituiscono l’ossatura della società.
Non mi pronuncio sui collezionisti di francobolli, ma certamente gli artigiani del legno ne sono da secoli un elemento vitale.
Potrebbe essere altrimenti?
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