[già su Ispirazioninfiera - Vite a regola d'arte]
Dopo l'apertura di Ispirazioninfiera - Vite a regola d'arte e la chiusura della prima, gratificante esperienza di Ispirazioninfiera, che si era conclusa lasciando dietro di sé una scia di energia, di stimoli e di possibilità, e dopo una più che necessaria fase di assestamento, conseguenza inevitabile dell'esigenza di evolversi e non solo di proseguire, è arrivata anche l'ora di riprendere le mie peregrinazioni alla ricerca di storie da raccontare.
La festa di compleanno del Social Store, nella mia città, è stato senza dubbio il primo momento di questo nuovo percorso, ma è stato anche un modo per testare il nuovo blog in un contesto vicino, comodo e quasi familiare. Una sorta di riavvio locale, utile per capire come volevo impostare la mia nuova fase, quale linguaggio mantenere e quale impronta dare ai miei post.
Tuttavia è con la trasferta a TAD - Treviso d'Arte Diffusa che il nuovo blog ha, per quanto mi riguarda, realmente preso il via e ho inaugurato quella che potrei chiamare la dimensione in movimento di Vite a regola d'arte.
Treviso, fino alla settimana scorsa, è sempre stata per me una città di passaggio. La strada verso il mare mi ha portata lì tante volte, soprattutto quando ero piccola, ma è sempre stata sempre e solo una tappa sfiorata, mai esplorata davvero.
Arrivare in città per TAD ha cambiato la mia prospettiva, perché - devo ammettere - non avevo mai preso troppo in considerazione questo luogo. Non per un motivo particolare, si intende, ma semplicemente perché non era mai entrato nella lista delle mie priorità, delle mete da visitare. Nessuna preclusione o idea preconfezionata, solo un caso.
Treviso si è rivelata molto diversa da come l'avevo immaginata: camminare in centro, seguire gli itinerari, scoprire i canali e le mura mi ha regalato il piacere di una vera scoperta.
Mi è piaciuta tantissimo! Con la sua eleganza discreta e un passato ricco di storia si è rivelata una città che sa sorprendere senza bisogno di effetti speciali, capace di mostrarsi un po' per volta con quella misura tipica dei luoghi che non devono dimostrare nulla.
Un posto dove tornare sicuramente!
TAD - Treviso d'Arte Diffusa è nata in questo magnifico contesto urbano, in un momento storico complicato, in cui la crisi non ha creato tanto un ostacolo, ma ha fornito lo spunto per ripensare il territorio e ciò che lo rende vivo.
L'idea di base ha preso forma proprio da questa consapevolezza e dalla necessità di ricostruire legami forti attorno all'arte, ai mestieri e a tutte quelle persone che, ogni giorno, animano la città con gesti antichi e creatività contemporanea.
Ecco allora che, nella tre giorni appena conclusa, il centro storico di Treviso e la sua prima periferia sono diventati un palcoscenico diffuso. Le botteghe, i negozi aperti e quelli chiusi, gli esercizi pubblici e i luoghi istituzionali hanno accolto artisti e artigiani del territorio e arrivati da fuori.
L'obiettivo di rivitalizzare il centro storico e di valorizzare la periferia, di incrementare il flusso turistico e cicloturistico, di offrire visibilità alla ricchezza artistica e alla bellezza del lavoro manuale è stato pienamente centrato.
TAD è stata un vera festa urbana, culturale e umana!
Dietro questa variopinta manifestazione ci sono cinque donne che hanno saputo trasformare un'intuizione in un progetto concreto. Non semplicemente un gruppo di lavoro, ma un nucleo creativo che ha riunito competenze diverse, sensibilità complementari e, soprattutto, un legame profondo con la città.
Elisa Carrer, Silvia Locatelli, Lisa Marra, Alessandra Pivato e Giovanna Poggi Marchesi sono arrivate a TAD da strade differenti - comunicazione, progettazione culturale, artigianato, promozione territoriale e organizzazione di eventi - ma condividono la stessa visione. TAD non è nato per caso, ma è il risultato di un percorso professionale e umano che le ha portate a riconoscere nella loro città un potenziale inespresso e un enorme patrimonio da valorizzare.
TAD non è stato solo un evento, ma quasi un modo di abitare la città, un'esperienza da vivere a 360°.
Nel centro di Treviso TAD ha trasformato le botteghe in luoghi di dialogo. Gli ambienti, non più solo e semplicemente spazi di vendita, si sono trasformati grazie alla creatività degli artigiani, che si è intrecciata alla quotidianità del commercio, generando spesso contrasti sorprendenti e armonie inattese.
Nei negozi attivi della città gli artigiani hanno portato le loro mani, i loro strumenti, le loro storie e ogni vetrina è diventata un piccolo laboratorio, un luogo di incontro fra modernità e tradizione, fra produzione in serie e prodotti unici, fra mondi diversi e apparentemente distanti.
Eppure questa contaminazione ha lasciato il posto ad un momento condiviso, che ha suscitato interesse e curiosità. Le botteghe non sono state solo luoghi di passaggio, ma punti di sosta e di scoperta, luoghi dove rallentare e dove l'entusiasmo ha lasciato il posto all'abitudine.
I visitatori in qualche modo non sono stati solo semplici spettatori, ma partecipanti attivi dell'evento.
Se le botteghe attive hanno mostrato l'incontro tra mestieri e commercio, i negozi sfitti hanno raccontato un'altra forma di contaminazione, forse ancora più potente.
In questi spazi sospesi, dove il tempo sembra essersi fermato e il grigiore delle pareti porta i segni di ciò che è stato, l'arrivo degli artisti ha creato un cortocircuito visivo immediato. L'arte - digitale, pittorica, scultorea o fotografica - ha riempito il vuoto di colore, di luce e di materia, creando un dialogo inaspettato tra la malinconia dello spazio e la vitalità delle opere.
Il contrasto era netto, oserei dire teatrale: le superfici consumate, le vetrine opache, i pavimenti segnati dal tempo sono diventati quinte perfette per accogliere forme contemporanee e sperimentazioni visive.
L'arte non ha cercato di nascondere la tristezza dei luoghi, ma l'ha messa in risalto.
Questi spazi, solitamente ignorati o dimenticati, sono diventati punti di attrazione, mostrando come ciò che appare spento possa diventare un contenitore di bellezza e un invito a guardare con occhi nuovi.
Il cuore di questa trasformazione è stato Ca' Sugana, il municipio, che per l'occasione ha aperto le sue sale e i suo cortili ai Laboratori dei Mestieri. Qui adulti e bambini hanno potuto sperimentare tecniche antiche e contemporanee, toccare materiali, provare gesti che appartengono alla tradizione artigiana del territorio. L'istituzione, solitamente percepita come luogo formale, si è trasformata in uno spazio di gioco e di appredimento.
Intorno a questi laboratori la città si è riempita di eventi che hanno reso la contaminazione ancora più evidente: il flash mob all'uncinetto ha portato colore e movimento in un luogo di passaggio, gli aquiloni hanno disegnato il cielo sopra i tetti, le performance musicali hanno riempito le vie di suoni inattesi, le associazioni hanno fatto rivivere i vecchi mestieri.
Così come mi è piaciuta la città, mi è piaciuto moltissimo l'evento e il clima festoso che si percepiva un po' dappertutto. Il caldo, a tratti quasi eccessivo, non ha fermato nessuno. Ha forse rallentato qualche passo, ha richiesto un po' d'ombra e forse ha imposto qualche pausa imprevista - anche a me, che ero partita con una lista di interviste più lunga di quanto poi sia riuscita a realizzare - ma questo non ha tolto nulla all'esperienza complessiva.
TAD non è stato un evento da seguire con un programma in mano, ma un percorso da vivere secondo il proprio ritmo, lasciandosi sorprendere passo dopo passo.
La sensazione rimasta è quella di una Treviso viva, vivissima. Una città che ha saputo accogliere, mescolare e da quella contaminazione ha preso energia.
Mi pare che i presupposti per ripetere l'esperimento ci siano tutti, per questo mi auguro ci siano nuove occasioni per tornare in questi lidi.
Per intanto leggete le interviste che ho portato a casa:
- Crizu. Una storia fra le pieghe
- Tiziano Paulon. Emozioni high-tech
- Dal Delta a Collodi. L'arte magica di Ernesto Favaretti
- Moroni Bags. L'arcobaleno dentro una borsa
- Sulle ali della fantasia con Barbara Jacopetti
- Cencetak. Eleganza senza tacco









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