AURORA ECCHER. SCINTILLANTI GEOMETRIE

[già su Ispirazioninfiera - Vite a regola d'arte]

Mi è parsa una ragazzina Aurora Eccher, quando l’ho incontrata nello scorso febbraio a Mondo Donna, impressione che già avevo avuto sbirciando il suo profilo Facebook, dove compare sempre molto allegra e sorridente, spesso circondata da un numero imprecisato di amici e dove sfodera un tale repertorio di smorfie e boccacce da far impallidire un clown.

In fondo lo è, perché si legge - sempre sul medesimo profilo - che è nata solo nel 1992.

Eppure, parlandoci, l’impressione iniziale ha ben presto lasciato il posto a tutt’altra opinione. Diretta, spigliata, decisamente simpatica. Sarà pure una ragazzina, ma pare avere le idee molto, ma molto chiare.

Uno stage di tecnica orafa in zona Verona in corso (e recentissimamente terminato)...

… e uno stand pieno di meraviglie da scoprire.

Io le meraviglie le avevo pure fotografate, credetemi, ma quel giorno l’obiettivo della mia macchina fotografica aveva tragicamente dato gli ultimi e, dunque, le foto sono risultate veramente pessime, decisamente non pubblicabili.

Però qualche bella foto, giusto giusto per lustrarci gli occhi, io ve la metto comunque.

In compenso vi regalo l’intervista che le ho fatto. Sono certa che Aurora vi conquisterà, così come ha conquistato me.

- 1 -

Quando e come nasce l'amore per i gioielli?

Penso da piccola, perché verso gli otto anni cominciavo già a disegnare. Così, senza motivo, disegnavo orecchini.

Poi ho fatto l'istituto d'arte, però design dell'industria e ho fatto un po' di ore...

Dove?

Qui a Trento, dove facevo due ore alla settimana di oreficeria e penso che da lì ho cominciato a capire...

... che era la tua strada...

Sì! Quindi alla fine, dopo il diploma, ho cercato delle scuole di oreficeria e da lì son partita.

Perfetto!

- 2 -

Mi pare che la tua attività sia nata da poco. Che cosa significa trasformare la propria passione in un lavoro e quali sono state le maggiori difficoltà sulla tua strada per realizzare questo sogno?

Allora... le difficoltà sono tante, perché è mettersi in gioco, cioè sei te stessa che ti metti in gioco. Una cosa è vendere i prodotti degli altri, una cosa è tu che li crei e tu che devi proporli, quindi ci metti del tuo ed è difficilissimo. 

Poi... diciamo che io sono puntata sull'oreficeria, quindi gioielli di un certo target, e il problema che ho trovato in Trentino è il maschilismo.

Il maschilismo? Ma veramente?

Sì!

Non ci credo! Siamo messi così male?

Sì! Purtroppo, sì. Ho trovato delle resistenze del tipo Fallo per hobby, Trovati un uomo ricco, Non è un lavoro da donne, perché ci si sporca le mani, ci si rovina le unghie...

Eh, vabbè...

E allora io rispondevo Io non ho unghie, ho i calli...

Non ci credo, mamma mia, tipo Medioevo...

In Trentino sì.

Eh, qui siamo un po' Medioevo, hai ragione! Quindi trasformare la passione in un lavoro?

È la cosa più bella che c'è.

Assolutamente, non ho dubbi!

- 3 -

Veniamo ora alle tue creazioni. Quali sono i materiali che prediligi e perché?

Allora... ho iniziato con rame e ottone, perché sono quelli che costano di meno e bisogna iniziare da qualche parte. Adesso l'argento e in alcune cose anche l'oro. Ho voluto migliorarmi e puntare su qualcosa di più...

... su!

Sì. 

E come pietre? Ho guardato sul tuo profilo, ho visto che c'è un po' di tutto.

Sì. Ho le mie, poi ci sono anche le pietre del cliente. Quelle che mi danno, dai diamanti a cosa più povere.

Non per questo meno belle...

No, no, assolutamente!

- 4 -

Qual è la tecnica o la lavorazione che preferisci e per quale motivo?

Allora... la tecnica... mi piace un sacco saldare, quindi le cose un po' elaborate con tante saldature... e poi l'incastonatura di pietre... comincia a piacermi. È una cosa che faccio da poco tempo, però mi sta appassionando.

Bello! Una bella soddisfazione.

- 5 -

Ho visto sul tuo profilo Facebook molti schizzi relativi ai gioielli creati. Quanto conta la fase preparatoria e come si svolge?

Allora... [ride]... quando si progetta alla fine il gioiello cambia. Io faccio tanta progettazione, mi metto lì anche a scrivere le fasi, perché bisogna avere in mente quello, cioè come farlo al meglio. Poi però nella lavorazione comunque cambia, perché una cosa è progettare e disegnare, un'altra è poi farlo. 

Nel tempo libero mi metto un sacco a disegnare... conta la progettazione, perché una cosa è averlo in mente, una cosa è partire da...

- 6 -

Lavorare su commissione lascia spazio alla creatività oppure le esigenze del cliente tarpano le ali alla fantasia? E, se sì, in che misura?

Dipende... cominciamo da questo... perché molti clienti vogliono dei consigli e vogliono anche un po' della mia creatività quindi, quando vengono da me, sanno che trovano una certa cosa. 

Altre volte ovviamente un po' tarpa, perché hanno già in mente cosa vogliono. Però a me non dispiace, perché io non mi definisco una creativa, un'artista, ma un'artigiana. 

- 7 -

Ho visto che hai fatto dei laboratori. Che importanza ha questo tipo di esperienza?

Eh, tantissima. Ho notato che attira la gente, vede cosa fai, vede che sei tu a farlo, cioè che non sono cose che assembli. Attira! Anche gli uomini.

Gli uomini maschilisti del Trentino?

[ride] Sììììì, vedono il seghetto, il martello... mi chiedono Ma questo a cosa serve? È proprio un impatto diverso e a me questa cosa piace.

- 8 -

Il festival Sinergie Lagarine, per il quale hai creato la Collezione Castello ispirata ad uno dei più bei castelli della nostra regione, è un evento che vuole celebrare collaborazione e creatività. Quanto, secondo te, il contatto con altri creativi stimola e accresce la creatività?

Tanto, perché ti mette in gioco, vedi gli altri cosa fanno, puoi parlarne, però dipende anche da come uno è fatto, cioè devi poi mantenerti sempre sulla tua linea senza farti influenzare. Ci si può ispirare, ma poi bisogna avere il proprio io. Una cosa è copiare, una cosa è ispirarsi. 

- 9 -

Sempre sul tuo profilo Facebook leggo Tutto quello ciò appare casuale non è tale, tutto ciò che appare casuale è parte di geometrie. Significa che tu vedi cose che noi, comuni mortali, non vediamo?

No, significa che in realtà bisogna andare a fondo di quello che si vede. Io mi sono ispirata un po' alla natura... anche in uno studio che avevo fatto a scuola... in natura niente è casuale, sembra, ma non lo è. Anche tagliando un tronco ci sono delle geometrie dentro, c'è un'armonia in quello che vediamo, anche quando appare casuale, non lo è. E neanch'io sono casuale! 

 - 10 -

La domanda di rito è Come nasce l'ispirazione? E questa è difficilissima!

Nasce quando meno te l'aspetti! E a volte in luoghi precisi. 

Luoghi?

Sì, io... in treno o al bar in pausa pranzo... quando si cerca l'ispirazione, non viene... quando invece sei lì e ti guardi in giro, dici Forse potrei fare così! e allora... il troppo cercare non porta a niente!

A me pare che, anche senza cercare troppo, di meravigliose ispirazioni questa ragazza ne ha avute tante. Voi che ne pensate?



Questo post è entrato nella raccolta di







Se vuoi scoprire il progetto Ispirazioninfiera, puoi leggere qui.



Ti è piaciuto il post?

Posta un commento

Lascia traccia del tuo passaggio, leggerò con piacere e risponderò appena possibile!

Metti la spunta a 'Inviami notifiche', per essere avvertito via mail dei nuovi commenti.

AVVERTENZA!
Se lasci un commento, devi aver ben presente, che il tuo username sarà visibile e potrà essere clikkato da altri utenti.
Ogni visitatore, quindi, potrà risalire al tuo profilo Blogger

Informativa sulla privacy

Copyright © 2015-2026 ARITMIA CREATIVA - ALL RIGHTS RESERVED