Dopo l'edizione autunnale di Mondo Donna 2015 Ispirazioninfiera si è presa una pausa, almeno per quanto mi riguarda.
Quattro manifestazioni visitate in un tempo molto ristretto, ancora vari post da scrivere, un progetto che io e le Comari stavamo ancora mettendo a punto: era naturale fermarsi un momento, tirare il fiato e lasciar sedimentare tutto quanto avevo raccolto negli ultimi mesi.
Per questo motivo l'edizione primaverile del nuovo anno non è stata solo e semplicemente un ritorno a Mondo Donna, ma un vero e proprio ritorno in pista, una ripartenza dopo una pausa indubbiamente necessaria, un rimettere in moto lo sguardo e la curiosità.
Visto che l'edizione precedente non mi aveva colpita del tutto, questo mio ritorno aveva un obiettivo molto semplice oltre a quello, ovvio, di trovare storie interessanti da raccontare: verificare se qualcosa fosse cambiato.
Non cercavo rivoluzioni, ma segnali: miglioramenti nell'organizzazione, una proposta più equilibrata. Speravo in una presenza artigiana più forte.
C'era una curiosità diversa rispetto alle volte precedenti, un interesse favorito proprio dalla vicinanza. Mi pareva importante capire, cioè, se il territorio creativo locale avesse cambiato pelle, avesse saputo crescere almeno un po' e fosse riuscito a superare quelle criticità che avevo riscontrato.
Una volta ritornata a Trentofiere, però, mi sono resa conto che tutto sembrava esattamente come lo avevo lasciato: la disposizione degli spazi, l'atmosfera, il ritmo della fiera. Nulla gridava novità, nulla suggeriva un cambio di direzione.
È stato come ritrovare una fotografia scattata qualche mese prima: stessi elementi, stessi colori, stessa impostazione.
Questa continuità, da un lato, aveva un che di rassicurante, la fiera di casa era ancora lì, con la sua dimensione raccolta e la sua semplicità. Dall'altro, tuttavia, riportava alla mente le criticità dell'edizione precedente: la proposta contenuta, la prevalenza di stand commerciali, la mancanza di un vero cuore artigiano.
La primavera insomma non aveva portato quella trasformazione che mi sarebbe tanto piaciuta!
C'era comunque il solito bel movimento. La fiera mostrava un afflusso di visitatori di tutto rispetto, un viavai continuo di persone che entravano, uscivano, si fermavano, osservavano, toccavano materiali, chiedevano informazioni, seguivano spiegazioni.
È evidente che Mondo Donna, pur senza grandi novità, continua ad essere un punto di riferimento per chi ama la creatività.
I prodotti, generalmente ben presentati, erano tuttavia abbastanza comuni, niente che non si potesse trovare anche nei negozi locali. Niente insomma che facesse pensare ad una selezione speciale per la fiera, nessun materiale di punta, nessuna proposta che facesse davvero la differenza o fosse una novità degna di nota.
La sensazione era quella di una fiera che offre certamente ciò che serve, ciò che si usa quotidianamente nelle attività creative, ma senza alcun tentativo di alzare l'asticella. Una proposta che funziona, ma che purtroppo rimane ferma nella sua confort zone.
Non ho trovato un'idea guida, un tema preciso, un filo conduttore che facesse davvero emergere i materiali esposti. Erano semplicemente lì, disponibili, pronti per essere acquistati, ma non realmente raccontati.
A Bolzano i Südtiroler Freizeitmaler avevano creato un'opera comune durante la fiera, un progetto che cresceva sotto gli occhi dei visitatori; ad Abilmente c'erano eventi, dimostrazioni, spazi tematici che davano ritmo alla manifestazione e la rendevano dinamica; a Firenze lo Zoo Creativo era un'installazione pensata per far partecipare le persone, per farle sentire parte di qualcosa.
A Mondo Donna non ho trovato niente di simile, la fiera di limitava a presentare gli stand senza costruire attorno ad essi un'esperienza condivisa. Una fiera da visitare, sì, ma non da vivere.
Questa assenza pesa, pesa tanto, perché è proprio nelle iniziative comuni che spesso nasce la vera ispirazione: vedere le persone creare insieme, osservare un progetto prendere forma, sentirsi parte di una qualcosa è parte integrante di una fiera creativa. Solo in quei momenti il materiale esposto diventa azione, movimento, scambio. È lì che si percepisce l'energia del fare, la curiosità che si accende, la voglia di provare, di imparare e di partecipare.
Peccato! Un'altra occasione persa.
Dopo l'esperienza passata ho volutamente evitato le situazioni potenzialmente sgradevoli, lasciando da parte gli stand dove la disponibilità era chiaramente minima, concentrandomi subito su chi sapevo avrebbe avuto qualcosa da raccontare e, soprattutto, con piacere.
Sono andata subito sul sicuro, ritrovando due vecchie conoscenze e le loro splendide creazioni, ho conosciuto un talento giovane e frizzante alla sua prima intervista, ho parlato con un'artista schiva e riservata, ma di una professionalità estrema, ho scambiato opinioni con un artigiano del legno, diretto, pratico, senza fronzoli, che mi ha parlato del suo lavoro, ma anche della sua delusione per le criticità della fiera.
Nonostante i limiti della manifestazione, dunque, sono riuscita a raggiungere il mio obiettivo principale, trovare qualche bella storia da raccontare.
Vi invito dunque a tornare fra queste pagine per leggere:
- La primavera di Elisabetta e Daniela
- Marco Segantini - La magia del legno antico
- Cucito e ricamo - Dalla Sardegna con amore
- Aurora Eccher. Scintillanti geometrie
Se vuoi scoprire il progetto Ispirazioninfiera, puoi leggere qui.






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